I segreti dell’eleganza giapponese nelle porte e pareti divisorie Shoji

Un tratto di essenzialità e linearità caratterizza i tradizionali interni giapponesi. Un luogo dove lo spazio è organizzato in modo semplice e flessibile grazie a pannelli e pareti divisorie scorrevoli in grado di trasformare gli ambienti in base alle esigenze ed alle ore del giorno. Ma le ante Shoji ormai da qualche anno sono entrate a pieno titolo nell’idea d’arredo occidentale ed italiana, pur con alcune accortezze più vicine alle nostra sensibilità ed al nostro modo di vivere la casa.

Luce e leggerezza. I punti di forza delle Shoji

Vediamo più nel dettaglio cosa distingue una Shoji da una classica porta a scorrimento. Le ante Shoji consistono in un robusto – ma essenziale – telaio in legno, foderato con materiali che permettono il passaggio della luce e ne garantiscono un profilo snello e delicato (cotone antimacchia, carta di riso semplice o rinforzata con pvc, plexiglas o policarbonato). Un impatto visivo decisamente ridotto rispetto ad una porta interamente in legno o vetro.

Scorrimento tradizionale o moderno

Come dicevamo, la traduzione occidentale delle Shoji contempla alcune possibili varianti sul tema tradizionale. Quest’ultimo prevede, infatti, lo scorrimento delle ante su binari installati a terra ed a soffitto, esclusivamente in legno e senza alcuna parte metallica. Diversamente, è possibile optare per una parete che – pur mantenendo intatte le caratteristiche estetiche – scorre su di una binaristica in metallo a cielo (solo a soffitto) che la tiene sospesa.

Alcuni accorgimenti se intendiamo personalizzarle

Il vero punto di forza delle ante Shoji è la versatilità d’uso. Possono infatti essere impiegate per realizzare una parete scorrevole a divisione di un locale in due ambienti distinti, come ante di un armadio a muro oppure per una cabina armadio o ancora come semplice porta. Per questa ragione le Shoji vengono per lo più realizzate su misura, facendo attenzione ad alcune accortezze (estetiche, ma non solo) adatte ad ogni specifico uso. La foderatura in cotone permette ad esempio di avere a fronte di una spesa inferiore una anta più versatile, con la possibilità di sostituire il tessuto con relativa facilità. La foderatura in carta di riso offre invece una sensazione di opaca trasparenza che permette alla luce di filtrare ma all’immagine di non trasparire, lasciando intatta la privacy. Di solito viene lasciata ampia scelta anche per quanto concerne la tipologia di bacchettatura e naturalmente la colorazione della porta stessa. Un consiglio che ci sentiamo di darvi: optare per colori tenui e quanto più possibili naturali aggiunge armonia e delicatezza alla casa, proprio in pieno stile Shoji.